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Cippo Randagio (2022)

di Riccardo Mataloni

 

Dimensioni: 110 x 40 x 40 cm

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Tecniche e materiali:

Alabastro bianco-giallastro con finitura

Sgabello di legno e metallo rielaborato e pitturato

Corde sintetiche colorate di vario genere di spessore da 0,3 cm a 0,5 cm

Ruote di metallo e gomma pitturate di diametro 5 cm

 

Opera

Quest’opera è formata da un cippo di confine, forato ed irregolare, saldamente legato con delle corde alla seduta di uno sgabello di legno con ruote innestate. L’opera è una simulazione di un paradosso sintattico tra la natura fissa e mobile dei due oggetti. Tramite un apposito collare è possibile trascinare delicatamente la scultura come se fosse un animale domestico.

La mobilità dello sgabello a ruote contrasta con l’inamovibilità della pietra di confine, oggetto di culto dell’Antica Roma usato per delimitare i confini dei territori e collegato con Giove: le punizioni inflitte a chi, senza permesso, cambiasse di posizione un cippo cambiavano a seconda delle condizioni interne della città, facendo di questi oggetti veri e propri indicatori socio-economici.

La bizzarria di questo accostamento è segnalata da varie corde colorate che stringono fra loro i due oggetti in bianco e nero.

L’obiettivo di quest’opera è di creare una scultura a “misura d’uomo” che rifletta sulla mancanza di stabilità della società moderna.

L’autorità severa e solenne del cippo è decaduta e la sua forma irregolare rappresenta i segni del suo trapasso in un’epoca in cui tutto sembra iniziare e finire nello stesso giorno ed in cui i valori dati ad un oggetto sono arbitrariamente interpretati e distorti per crearne una funzione rapida e occasionale.

Se non esiste più un limite fisso, questa scultura si propone per essere il limite che ognuno può portare con sé.

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L’opera è stata esposta all’interno una mostra collettiva presso Chiesa della Disciplina a
Verolanuova, in occasione della XV edizione del Premio Nocivelli.

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